Scritto da: Matteo Ponzi
Ultimo aggiornamento: Agosto 30, 2024
Indice
Scomponi la stella polare
Identifica i tuoi valori
Identifica il tuo posizionamento
Associa la tua brand identity
Conosci la regola dell'1%
Conosci la regola dell’1%?
Secondo questa regola, di cui Jakob Nielsen ha iniziato a discutere già nel lontano 2006:
– Il 90% degli utenti è composto da osservatori.
– Il 9% degli utenti contribuisce occasionalmente.
– L’1% degli utenti partecipa attivamente.
Certo, i tempi cambiano, il comportamento degli utenti si evolve, e chiaramente questa regola non deve essere presa alla lettera per ogni situazione.
Voglio però utilizzarla per introdurre un concetto molto importante, soprattutto in un campo estremamente competitivo come quello della redazione:
“se vuoi ottenere ciò che pochi ottengono, devi fare ciò che pochi fanno.”
Riempire gli spazi in un template di un curriculum e inviarlo alle aziende è qualcosa che chiunque è in grado di fare.
Ed è anche il motivo per cui molte figure talentuose vengono scartate, senza riuscire a dimostrare il loro reale talento.
Quello che in pochi fanno, invece, è creare un personal brand e raccontarsi.
E questo è un enorme peccato, perché quest’ultimo, può diventare la chiave stringere collaborazioni multiple con società autorevoli.
Per questo motivo, in questo articolo, ho deciso di fornirti una sintesi degli elementi essenziali per la costruzione di un personal brand.
Iniziamo!
Definisci la stella polare e scomponila in obiettivi
Nel lontano 1995, nei primi anni di Google, il co-fondatore di Google Larry Page ha definito una missione chiara e precisa:
“Organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili.”
Questa missione, è stata il punto di riferimento che il motore ha sempre seguito e spesso, è utile da usare anche come riferimento per comprendere come si evolvono i loro algoritmi.
Si può dire che quella missione, ha fatto da stella polare che ha ispirato una lunga serie di sotto obiettivi che ha reso Google, il colosso che è oggi.
Con il passare del tempo, le aziende tecnologiche si sono ritrovate a far fronte a un mercato sempre più rapido e di conseguenza, sviluppare metodi di gestione aziendale in grado di stare al passo con le evoluzioni
Si è passati quindi all’implementazione degli Objective and Key Results OKR, ovvero obiettivi e risultati chiave.
Con il passare del tempo, gli obiettivi, invece che essere di lungo termine, si sono ristretti in trimestrali e annuali, tenendo sempre come punto di riferimento la stella polare.
Alla luce di queste informazioni, il punto su cui voglio farti riflettere è il seguente: le aziende tecnologiche su cui pubblicherai i tuoi contenuti, sono aziende che hanno imparato a farsi strada in ecosistemi estremamente competitivi e veloci.
Conoscere le loro tecniche ti consente di riuscire a stare al passo con ogni loro evoluzione.
Per quanto possa sembrare scontato questo concetto, procedendo con la lettura di questo articolo, noterai che invece sarà un elemento essenziale per impostare tutte le strategie che ti mostrerò in questo articolo.
Per prima cosa, quindi, costruiamo la tua stella polare, che farà da punto di riferimento per tutti gli obiettivi e risultati chiave del tuo personal brand.
1) Aspirazionale
Non prendere alla leggera il significato della parola “aspirazionale”, gli obiettivi facili da raggiungere sono anche quelli che portano a meno risultati.
Il tuo obiettivo deve essere un desiderio difficile da raggiungere, ma estremamente motivante.
L’ho chiamata stella polare perché farà da punto di riferimento per tutti i sotto obiettivi e risultati chiave che definirai.
Nella vita dovrai compiere scelte, sacrifici,
In sostanza, ogni decisione verrà presa in relazione a quanto più vicino potrà portarti a questa stella polare.
2) Concreta
Dire “voglio diventare ricco” è estremamente vago e generico, oltre che essere poco motivante.
Un esempio più concreto può essere invece:
“Voglio stabilire una collaborazione stabile con un editore di rilievo come Vogue, ottenendo autorità e sicurezza professionale, e allo stesso tempo, voglio collaborare con tre società di moda italiane, per ampliare la mia libertà creativa e professionale.”
3) Deve basarsi su un tuo reale desiderio
Spesso, senza rendersene conto, molte persone definiscono obiettivi e desideri in base a quello che le pensano le persone si aspettino da loro.
che ti motivi nel profondo a raggiungere tale obiettivo
Se
Dopo aver definito la Stella Polare, per capire come impostare gli OKR, occorre prima una serie di altri passaggi.
Crea il tuo golden circle, brand identity e contenuti unici
Il golden circle è un modello concettuale sviluppato da Simon Sinek, oratore e autore di successo che ha anche collaborato con agenzie pubblicitarie come Ogilvy & Mather e Euro RSCG.
Questo modello viene usato per spiegare come le società sfruttano la comunicazione per ispirare i loro pubblici ideali.
Per spiegare il concetto, nel video, Simon, prende come esempio la società Apple.
Una società che non a caso, tutt’ora, è tra le dominanti del mercato negli Stati Uniti.
Il Golden Circle è composto da tre livelli:
- Perché: perché lo fai, la tua missione.
- Come: il modo in cui realizzi il perché.
- Cosa: la tua offerta concreta (prodotti o servizi).
In genere, molte aziende si fermano al cosa, meno salgono al come e ancora meno al perché.
Il Golden Circle può diventare la perfetta base su cui inizierai a sviluppare la tua identità e stile comunicativo.
Creare il tuo Golden Cricle ti permette di impostare la tua brand identity in modo semplice ma efficace, senza dover ricorrere a tecniche più complesse.
Ad esempio il “perché” può contenere la storia e i valori che hanno contribuito alla nascita della tua missione.
Il “come” può entrare più nel dettaglio, descrivendo il metodo che tu usi e che ti differenzia dai tuoi concorrenti.
Infine, il “cosa”, può contenere a sua volta elementi di posizionamento, con servizi pensati per specifiche categorie di società.
Quando crei il tuo Golden Circle, cerca di essere il più breve e specifico possibile.
Non creare una lista infinita di metodi, tecniche, missioni, altrimenti, il messaggio finirà per disperdersi e perdere di significato.
L’unico punto in cui puoi sbizzarrirti sono i “cosa”, semplicemente perché il processo di selezione lo subiranno in seguito.
Identifica il tuo pubblico
Un errore comune è creare una serie infinita di clienti ideali e cercare di comunicare con ciascuno di loro a rotazione.
In un mercato saturo, le uniche comunicazioni che riescono a penetrare la soglia dell’indifferenza sono quelle specifiche, mirate a un pubblico ben definito.
Il tuo cliente ideale, quando incontra un tuo post o visita il tuo profilo LinkedIn, deve subito percepire che hai qualcosa di interessante per lui.
In parole povere, se scorre gli ultimi post, deve trovare argomenti che catturano il suo interesse.
Nel momento in cui riesci a conquistare queste persone, stai costruendo la tua autorevolezza, che potrai successivamente sfruttare per espanderti su pubblici affini, grazie all’effetto alone.
L’effetto alone è un bias cognitivo che consiste nel percepire positivamente una persona in un’area specifica, influenzando la percezione di quella persona anche in altri ambiti.
Fai attenzione a non commettere l’errore di molte aziende: espanderti troppo nella speranza di attirare più pubblico.
Più ti espandi, più rischi che la tua personalità diventi sfumata, perdendo rilevanza su ogni pubblico che hai finora conquistato.
Per trovare gli argomenti che catturano l’attenzione e l’interesse del tuo pubblico, puoi partire dal modello base della mappa empatica.
Tra tutti i modelli, ho scelto la mappa empatica perché è il metodo più semplice per categorizzare i dati che raccogli.
La mappa empatica si suddivide in quattro aree:
– Cosa pensa e come si sente?
– Cosa ascolta?
– Cosa vede?
– Cosa dice e fa?
Online ci sono decine di modelli scaricabili, uno più complesso dell’altro.
Il mio consiglio è semplice: prendi un foglio, crea una colonna per ognuna di queste quattro voci e riempile durante la tua fase di studio del pubblico.
Esistono molti modi per profilare il pubblico, ma all’inizio ti suggerisco di limitarti alla mappa empatica e raccogliere quanti più dati possibile.
Creare modelli sui dodici archetipi di Jung, il viaggio del cliente e altri schemi complessi è poco utile quando sei agli inizi.
I pubblicitari inesperti spesso si perdono in questi modelli, dedicando poco tempo allo studio del pubblico e basando i clienti ideali su stereotipi che non corrispondono alla realtà.
Questo porta alla creazione di contenuti inefficaci, rivolti a pubblici inesistenti.
Evita quindi di riempirti di attività secondarie che ti fanno solo perdere tempo prezioso da dedicare a ciò che conta davvero.
Concentrati su quel 20% di attività che ti permette di ottenere l’80% dei risultati.
E questo 80% lo ottieni semplicemente osservando e studiando il comportamento del tuo pubblico.
Una volta raccolte queste informazioni, e conoscendo bene ciò che puoi offrire, hai tutto ciò che ti serve per iniziare a produrre contenuti.
Basta semplicemente pensare come il tuo pubblico, scrivere, rileggere, domandarti come reagiranno a determinate parti del testo e tutto il resto.
Questo esercizio di riflessione e immedesimazione vale molto di più delle solite formule suggerite per la creazione dei contenuti, come l’AIDA, il POS e così via.
È un processo che deve avvenire automaticamente nella tua mente, perché il comportamento di un pubblico non può essere racchiuso in brevi acronimi.
A chi parlare
Nella SEO si parla molto di iniziare a posizionarsi sulle parole chiave a coda lunga, spesso facendo riferimento alla bassa competizione.
Oltre alla bassa competizione, però, le parole chiave a coda lunga rappresentano anche un pubblico molto consapevole; per questo motivo, sono particolarmente interessanti.
Questa logica è molto simile nella content creation, quando provi a parlare a un pubblico di persone già consapevoli ed educate.
Prendendo come modello la piramide di Eugene Schwartz, le persone consapevoli rappresentano la fascia di pubblico meno numerosa.
Può sembrare controintuitivo, ma anche se la maggioranza del pubblico si trova nelle fasce più basse, acquisire quel pubblico richiede ingenti sforzi.
Lascia questo arduo compito di educazione alle società che hanno tempo e risorse da investire, e cerca di “sottrargli” la tua fetta di pubblico già educato.
Puoi farlo perché, quando ti rivolgi a queste persone, non devi nemmeno perdere tempo a creare contenuti superficiali ed estremamente semplici per educare il pubblico.
Questo è anche un grande vantaggio competitivo rispetto alle società più grandi che, per espandere il loro pubblico, finiscono spesso per creare contenuti di minor qualità, perdendo credibilità agli occhi di un pubblico più evoluto e raffinato.
Ricorda che la chiave è nella personalizzazione e nella qualità.
Come vendere i tuoi servizi
Con la Stella Polare e il Golden Circle, hai definito un pubblico e ciò che puoi offrire.
Questo significa che hai tutto ciò che ti serve per trovare il punto di incontro tra quello che puoi offrire e ciò che realmente interessa al pubblico.
Il posizionamento deve ruotare intorno ai prodotti e ai servizi che si trovano lì, nel mezzo, dove i tuoi interessi incontrano quelli del tuo pubblico.
Spesso molti prodotti o servizi vengono creati solo per soddisfare le aspettative del pubblico.
Il problema?
Il problema è che le aziende e i liberi professionisti che costruiscono la propria immagine basandosi solo sulle aspettative del pubblico, perdono la loro personalità facendo ciò che non amano fare.
Per questo motivo, ho preferito parlarti prima del Golden Circle e darti la possibilità di creare una serie di “cosa ho da offrire”.
La Big Idea è ciò che differenzia un prodotto o un servizio dalla concorrenza, ciò che lo rende speciale, unico.
In un mondo in cui tutti dicono di essere i migliori, per catturare l’attenzione ti basta dire cosa ti rende unico.
Esistono numerose formule per creare la Big Idea, molte delle quali sono state create come scusa per venderti un corso o una consulenza.
Il mio suggerimento è di partire da una formula di base e poi aggiungere componenti personali per creare il tuo ingrediente segreto.
Dopotutto, se la Big Idea serve a rendere un prodotto o un servizio unico e speciale, chiaramente non puoi basarti su una formula che usano tutti; sarebbe un controsenso, non credi?
Ecco qui i due ingredienti di base:
Ingrediente 1: Il meccanismo unico.
Ingrediente 2: Un desiderio nascosto.
Il desiderio nascosto è il desiderio reale del tuo potenziale cliente. All’esterno potrebbe dirti “voglio duplicare il traffico”, mentre in realtà il suo desiderio è “voglio finire nella top 100 dei media italiani per digital audience”.
Il meccanismo unico rappresenta il metodo che tu hai creato, sviluppato e perfezionato per raggiungere tale desiderio.
Ad esempio: ho analizzato tutti e 100 i media italiani che negli ultimi anni sono finiti in classifica e ho scoperto l’elemento in comune che ha permesso a ognuno di loro di arrivare in cima.
Anche se semplice, questa è un’ottima base di partenza.
Definizione degli OKR
Ora non resta che pianificare le attività.
Come anticipato all’inizio dell’articolo, un metodo molto efficace che usano le grande aziende tecnologiche, sono gli OKR.
Per impostare i tuoi obiettivi e i risultati chiave, occorre:
- Definisci l’obiettivo (O): identifica un tuo obiettivo ambizioso e allo stesso tempo concreto, raggiungibile.
- Definisci i risultati chiave (KR): scomponi l’obiettivo in risultati che siano rappresentativi dei progressi che stai facendo nel raggiungimento di tali obiettivi.
Importante:
- Per non perdere il focus, usa la regola del 5: massimo 5 obiettivi e per ogni obiettivo, crea massimo 5 risultati chiave.
- L’ideale per stare al passo con le novità, è che gli obiettivi siano riferiti a periodi di tempo trimestrali o mensili.
- I risultati chiave devono essere quantificabili e con precise scadenze.
Se, ad esempio, un obiettivo è entrare in contatto con una selezione di redazioni autorevoli, i risultati chiave possono essere suddivisi in:
- Collegarti su LinkedIn con almeno 50 membri che occupano ruoli decisionali in tali società entro tre mesi.
- Pubblicare un post su LinkedIn al giorno, che riceva almeno 10 interazioni (like, commenti o condivisioni) dai collegamenti.
- Interagire attivamente con i contenuti che producono i collegamenti, per partecipare ad almeno 10 discussioni interessanti ogni mese.
Sugli OKR è stato scritto un intero libro e chiaramente, l’intento di questo articolo è quello di fornirti una base molto semplice da cui partire.
Ottimizza i contenuti monitorando i risultati chiave
“Ma come si tracciano i risultati dei contenuti che produco?”
Le azioni che intraprenderai, compresa la produzione di contenuti, devono seguire un processo di selezione naturale darwiniano, non molto diverso da quello applicato alle creatività delle campagne pubblicitarie.
Per valutare l’efficacia dei contenuti, nell’advertising viene spesso utilizzato l’A/B testing, che consiste essenzialmente nel produrre due contenuti uguali e cambiare una singola componente.
Quando crei un post o un articolo, hai una sola cartuccia da sparare e non è possibile applicare l’A/B testing.
Ciò che puoi fare, però, è creare un documento Excel in cui le colonne vengono associate ai tuoi risultati chiave, come quelli definiti in precedenza, e nelle righe inserire gli identificativi dei contenuti che produrrai.
Con il passare del tempo, in base ai risultati chiave, avrai una classifica dei contenuti che hanno generato le migliori prestazioni, in termini dei risultati che ti sei prefissato.
A questo punto, dovrai estrarre i migliori contenuti di questa classifica ed elencarli in colonne.
Sotto le colonne di ogni contenuto, inserirai tutti gli elementi che ti saltano all’occhio mentre li analizzi uno a uno.
L’obiettivo è capire quali elementi in comune presentano i contenuti (ma anche le attività) più performanti.
Più meticoloso e dettagliato sarai, più pattern riuscirai a identificare, dai ganci che usi nei primi paragrafi per catturare l’attenzione, ai colori e ai soggetti che inserisci nelle immagini.
Il tuo futuro
In questa guida, sono andato dritto al punto perché il mio obiettivo è farti iniziare a creare contenuti e lavorare su ciascuno dei punti che ti ho presentato, adesso.
Avrai sempre una scusa per rimandare:
“Ah, però voglio prima studiare l’AIDA per catturare meglio l’attenzione.”
“Ma sai che gli archetipi di Jung sono interessanti? Devo prima approfondirli.”
“Questo modello di mappa empatica è troppo semplice, vediamo se ne trovo altri.”
Citando Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn, la piattaforma su cui ti consiglio di iniziare a sviluppare il tuo personal brand:
“Se non ti senti imbarazzato dalla prima versione del tuo prodotto, significa che l’hai lanciato troppo tardi.”
In questo caso, il prodotto sei tu.
“Ma ho ancora un sacco di cose da studiare, non sono ancora pronto.”
Questo è un ottimo segnale; significa che hai superato la fase iniziale dell’effetto Dunning-Kruger, in cui chi è meno esperto ha la massima fiducia in ciò che fa.
La realtà è che più studierai, più ti renderai conto di quanto ancora c’è da imparare.
Ricorda che l’errore più grande che tu possa commettere non è scrivere qualcosa di sbagliato, ma non fare nulla per paura di sbagliare.
La formazione deve sempre far parte del tuo percorso di sviluppo personale e non deve essere una scusa per non produrre contenuti, ma piuttosto un incentivo per creare contenuti di qualità sempre migliore.
Inoltre, non dimenticare che quando si studia con l’obiettivo di raggiungere particolari traguardi, è anche più facile assimilare i concetti.
Ricordati infine che le società competenti, non hanno bisogno di persone che copiano e seguono regole, per queste cose ci sono già le intelligenze artificiali.
Le società importanti hanno bisogno di innovatori.
Se conosci qualcuno per cui sai che questo articolo potrebbe essergli d’aiuto, non esitare a condividerlo, a meno che tu non voglia crearti un concorrente in più!